Una piazza qualsiasi in una giornata qualsiasi, un luogo neutro che appartiene a tutti e a nessuno.
Luogo di incontro di indifferenza di scontro, luogo pur sempre di contatto, in cui persone vive mescolano la loro esistenza, anche se per un solo attimo con altre persone vive.
Nella piazza, gran teatro del mondo, passa la vita, con la pace e la guerra, gli amori e le passioni e lo scorrere del tempo, un flusso ininterrotto di passanti, quasi casuale, che in una sorta del teatro del quotidiano si pongono domande sui beni e sui mali che rallegrano o affliggono l’umanità.
Dante Alighieri nel suo “ inferno “ ha dato tante risposte a queste domande. Risposte datate nel tempo ed espresse in un viaggio in discesa nella voragine delle “genti dolorose”.
Gironi, cerchi, rapporto tra colpa e pena sono lo spunto letterario per mettere in piazza gli inferni che bruciano in noi e che spesso non trovano nessuna risposta.
“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme…” Italo Calvino
Sulla piazza gli sguardi, le voci, le condizioni evocano situazioni, inferni forse o forse un estremo tentativo per riuscire a “ riveder le stelle “.
Hanno scritto di Inferni
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